di Renzo Samaritani Schneider
Un’amica gestisce un bar vicino a casa mia dove sono diventato habitué. Lì ho conosciuto diverse persone interessanti, non perché abbiano avuto vite eccezionali, ma proprio perché le loro esistenze si sono svolte e continuano a svolgersi all’insegna della comune, ma nello stesso tempo coraggiosa fatica di vivere.C’è ad esempio Frau Gerda. Il suo cognome è impronunciabile: Kleinprunkbad. Tedesca di origine e non più tanto giovane, in passato faceva la hostess. Poi ha dovuto smettere perché tormentata da sempre più gravi crisi d’ansia, probabilmente causate dai tragici eventi dell’11 Settembre accaduti a New York.
Frau Kleinprunkbad ha un cane che si chiama Poldo, è una montagna di cane ed è anche un vero ricattatore. Se vogliamo conversare senza essere disturbati da lui, bisogna allungargli una brioche salata, altrimenti continua a dare fastidio abbaiando dispettosamente e guardandoci in cagnesco.
Gerda è adorabile mentre, seduti nel nostro locale, beve il suo bicchiere di champagne, le faccio sempre compagnia con un modesto succo di pomodoro.
Ha viaggiato molto, Frau Gerda, ora è di stanza stabile a Bologna dove vive con il suo compagno Gianni.
Mi racconta i suoi problemi, peripezie di normale amministrazione: dispute con la sorella, la pensione troppo bassa per vivere dignitosamente, la salute non proprio ottima e la recente preoccupazione per Poldo, che si è dovuto operare ad un orecchio. Sono angustie, quelle! Il povero cane soffriva e lei non sapeva cosa dirgli per dargli un po’ di conforto.
Poi c’è Silvana, 93 anni, pensate! L’ho aiutata ad attraversare la strada. Voleva comprare un profumo per la nostra comune amica Cinzia, la barista del bar. Dice che è una giovane non solo bella ma anche molto educata, gentile e premurosa con lei.
Poi Silvana mi ha chiesto di salire in casa sua perché voleva farmi conoscere la gatta. Sono un appassionato di gatti e non ho potuto rifiutare. Il felino di misure extra large si chiama Stella.
Silvana custodisce nell’anima una storia di davvero straziante dolore: sua figlia poco più di trentenne si è impiccata al piano di sopra. Ha lasciato scritto che non sopportava più la vita.
L’altra vicenda di Silvana è altrettanto tragica: è stata sposata per soli dieci giorni, poi il marito è partito soldato per la Russia dove è caduto su un anonimo campo di battaglia.
Silvana ha fatto per vent’anni la “sfoglina” in un ristorante che era frequentato anche da Adriano Sofri. Era un così bel ragazzo, ricorda. Di modi molto cortesi.
Stella per tutto il tempo si è sfregata contro la mia gamba lasciando i suoi peli come se fossero tanti biglietti da visita.
Con Silvana mi sembra di aver acquisito una nonna, visto che di vere nonne, nel senso affettivo ma anche pratico e reale, non ne ho mai avute.
Oggi ho incontrato Gerda Kleinprunkbad per il consueto aperitivo settimanale. E’ arrivata puntualissima con il fedele Poldo che, come ho giù raccontato nella puntata precedente, non ci ha lasciati parlare fino a quando non gli ho preso una crescentina al formaggio. Particolare del tutto trascurabile: ce la siamo divisa per motivi di dieta. A quel punto (solito punto, mi verrebbe a dire), abbiamo potuto conversare tranquillamente. No, mi correggo: abbastanza tranquillamente, perché Poldo ci ha interrotto due volte. La prima, perché un gruppo di giapponesi, ognuno munito di macchina fotografica, si era permesso di passare davanti al bar! La seconda perché Frau Kleinprunkbad ha fatto una battuta del genere: “I cinesi o i giapponesi o tutti e due mangiano i cani.” Poldo ha fatto un saltello in aria e, con gli occhi fuori dalle orbite, ha abbaiato mostrando i denti. Sembrava che avesse capito l’allusione della padrona!
Questa volta Frau Kleinprunkbad mi ha raccontato il suo incontro (si fa per dire), con la Principessa Sirikit.
All’epoca aveva vent’anni e poco dopo sarebbe diventata hostess di volo. Si trovava a Londra per perfezionare il suo inglese e aveva un lavoretto part-time per mantenersi.
Una sera si soffermò in una via del centro attratta dai profumi che uscivano da un ristorante cinese. Studiò il menù esposto all’esterno, ma i prezzi erano proibitivi. Stette per girare i tacchi, poi la fame ebbe il sopravvento e decise di entrare e ordinare solo un po’ di riso accompagnato da un bicchiere di vino. Le sue finanze erano allora molto scarse.
Quindi entrò cercando di darsi un tono. Fu accolta da una gentile cinesina che parlava un inglese perfetto. Ordinò il riso alla Cantonese e un bicchiere di vino bianco. La cameriera, a giudicare dall’atteggiamento insicuro, doveva essere fresca di assunzione perché ancora non sapeva tutte le cose…
Arrivò il riso alla Cantonese e Gerda cominciò a mangiare avidamente, ma poco dopo si presentò al suo tavolo la cinesina di poc’anzi ricordandole che a Londra a quell’ora era vietato servire alcolici. Se invece volesse assaggiare il Sakè?
Ma Gerda era abituata a cenare col vino, non con il Sakè! E con l’irruenza dei suoi vent’anni dichiarò che il solo nome Sakè le aveva fatto venire la nausea e che doveva uscire per prendere una boccata d’aria. In realtà era intenzionata di andarsene per i fatti suoi senza pagare. Cameriera e cinesina la guardarono incredule.
Fuori scorse una quantità di gente, cosa stava succedendo?
Accadde che da un vicino Hotel di lusso stava uscendo la Principessa Sirikit Kitiyakara della Tailandia, in quei giorni in visita ufficiale a Londra. Era circondata da un enorme corteo e tutti quanti si mossero in direzione del ristorante.
La Principessa era bellissima, come l’apparizione di un sogno. Con aria regale volse lo sguardo un po’ a destra e un po’ a sinistra, ma sembrò che in realtà non vedesse nessuno. D’un tratto però la sua attenzione si concentrò sul vestito di Gerda che era di un giallo fiammante e… le sorrise!
“Mi sorrise, davvero!”, ha insistito Frau Kleinprunkbad. “E quando il corteo fu passato, la cinesina del locale, forse impressionata del fatto che la Principessa aveva sorriso solo a me, mi invitò a rientrare nel ristorante per offrirmi in dono un secondo piatto di riso accompagnato da un bel bicchiere di vino bianco mascherato da bibita!”
Ho lanciato a Gerda uno sguardo scherzosamente interrogatorio: “Le ha sorriso davvero?”
Con la scusa che Poldo aveva ricominciato ad abbaiare perché i giapponesi di prima erano tornati e stavano passando di nuovo davanti al bar, rispose con aria sognante: “E chi lo sa…”
A poco a poco i miei convegni con l’amica Gerda Kleinprunkbad stanno diventando una bella consuetudine. L’altro giorno ci siamo incontrati al bar dove siamo habitué per un aperitivo allargato. Significa che abbiamo deciso di continuare con un piccolo pranzo: due insalate e bibite non gassate.
“Non dovrei mangiare nemmeno più una foglia di lattuga”, lei si è lamentata.”Devo andare a Capri e vorrei dimagrire almeno 6 chili in dieci giorni.”
“E’ impossibile”, ho detto. “Nessuno perde 6 chili in dieci giorni senza digiunare completamente, ma questo danneggerebbe la tua salute.”
Lei ha sospirato: “Allora è inutile che rinunci alla mia solita coppa di champagne.”
“Mi sembra giusto”, ho annuito.
“E’ l’unico lusso che mi permetto”, ha dichiarato lei come a volersi giustificare. E si è fatta portare lo champagne.
A metà coppa ha esordito: “Ieri ho saputo una cosa incredibile. Davvero incredibile!”
Ho domandato quale.
A quel punto l’immancabile Poldo, che fino a quel momento era rimasto sdraiato ai piedi della padrona, si è alzato di scatto e mi ha fissato con intenzione.
“Ci risiamo”, ha sbuffato Frau Gerda. “Lui ha capito che vogliamo conversare.”
Ho riso: “L’ho capito anch’io. Se non gli compro la brioche darà fastidio per non farci parlare.”
E, rivolto al cane, ho ridacchiato: “Sei un astuto ricattatore, tu! Mai visto un furbacchione come te.”
Lui non si è mica offeso. Ha scodinzolato e mi ha preceduto al banco. In seguito finalmente Frau Gerda ha potuto sfogarsi.
“Una mia carissima amica voleva suicidarsi con tre confezioni di lassativi”, iniziò con espressione da attrice drammatica.
“Di questo però non si muore”, ho osservato.
“Lei era convinta del contrario ma infatti non è morta e ora si trova all’ospedale. Sta malissimo.”
“Mi dispiace”, ho detto con partecipazione. “Per quale motivo voleva suicidarsi?”
“Perché suo marito Gaetano l’ha abbandonata per un altro amore.”
“Può succedere…”, ho osservato, sfoggiando un po’ di teoria generalizzata. “Il rapporto si logora, la moglie non è più attraente come prima e il consorte si trova una più giovane.”
“Ma no!”, ha protestato.”Il marito si è innamorato di un uomo! E penso proprio che Loriana non sia del tutto priva di colpa. Con l’età è diventata un po’ sciatta, non curava più il proprio aspetto, era diventata pigra e grassa, penso che sia stata proprio lei a far diventare il suo compagno gay!”
A prescindere dalla storia della sua amica, ho cercato di darle, nel mio piccolo, alcune spiegazioni.
Che il marito di Loriana probabilmente aveva fin dalla nascita una predisposizione bisessuale, ovvero poteva sentirsi attratto da entrambi i sessi. Prima era stato attirato da una donna e l’ha sposata, e ora si è innamorato di un uomo. Il fatto che la moglie avesse cominciato a trascurare il suo aspetto esteriore quasi sicuramente non c’entrava con il nuovo orientamento del marito. Lui era semplicemente passato da una fase di identità sessuale a un’altra. Gli esperti sostengono che la consolidazione di un’identità sessuale è spesso un processo in trasformazione.
Lei mi ha guardato un po’ frastornata, ha riflettuto a lungo, ha fissato Poldo pensosa, alla fine ha affermato categorica: “Insomma, l’unica cosa che ho compreso è che Gaetano è diventato omosessuale!”
Ho pensato che forse era meglio non insistere con ulteriori spiegazioni.
Intanto davanti a Poldo era passata una bellissima cagnona dall’aria snob e altezzosa. Lui si è agitato incredibilmente, la sua coda sembrava un ventilatore andato fuori controllo. Allora Frau Gerda ha fatto una battuta: “Almeno Poldo non mi riserberà certe sorprese! Per fortuna non esistono animali gay!”
Ho dovuto darle una delusione raccontandole che recentemente al Museo di storia naturale di Oslo in Norvegia era stata organizzata una mostra dal titolo “Contro natura”, perché durante uno studio è stato scoperto che diverse specie animali come giraffe, pappagalli, balene, cigni, api, scarafaggi e molte altre hanno tendenze gay.
Le ho raccontato la storia vera di due pinguini maschi dello zoo di Central Park a Manhattan. Da sei anni erano inseparabili, si amavano e facevano sesso. Quando è stata presentata loro una pinguina, entrambi si sono tirati indietro con visibile sdegno.
Una volta i due erano particolarmente nervosi perché non potevano covare un uovo. Avevano messo un sasso nel nido e naturalmente non succedeva niente. Allora quelli dello zoo hanno sostituito il sasso con un uovo vero fecondato e i due innamorati, alternandosi nel compito, lo hanno covato per 34 giorni finché non è nato un piccolo pinguino. In seguito i genitori adottivi lo hanno nutrito, protetto e accudito fino a quando il piccolo non ha conquistato l’indipendenza.
Frau Gerda è rimasta sconvolta e ha esclamato: “Mi vengono i capogiri con storie del genere!”
Il cane si è allarmato e ha cominciato ad abbaiare facendo turbinare la coda come un’elica.
Lei ha sospirato: “Quando Poldo comincia così non la smette finché non gli do un extra. E anch’io ho bisogno di un extra, all’improvviso mi sembra che il mondo giri alla rovescia!”
Ha chiamato la cameriera e ha ordinato una coppa di champagne per Poldo e una brioche per sé.
“Frau Gerda”, le ha fatto notare la ragazza, “forse sarebbe meglio il contrario…”
“Che vuoi dire?”, l’altra ha chiesto, confusa.
“Lo champagne per Poldo? Non vorrà farlo ubriacare, povera bestia.”
Ci siamo messi tutti a ridere.
“La prossima volta parliamo di canedoli tirolesi”, Frau Gerda ha infine deciso, guardandomi severa. “Dovresti conoscere la ricetta visto che sei mezzo austriaco. O non è più vero nemmeno questo?”
Ieri siamo stati a cena da Frau Gerda Kleinprunkbad, abbiamo portato una bottiglia di buon vino alla padrona di casa.
Gianni, il suo compagno, indossava una maglietta con stampato sopra un granchio gigante dallo sguardo strabico. Ha spiegato che si tratta di una maglietta gadget di una ditta che produce attrezzature per cuochi tipo pinze per aragoste, squamapesci, pelapatate, decoratori per ravanelli e una serie di coltelli super affilati che con pochi colpi secchi riducono un tacchino arrosto in un mucchio di bastoncini. L’accordo era che Frau Gerda non doveva cucinare, avremmo ordinato le pizze.
Io sono stato più volte a casa di Frau Gerda, quindi Poldo mi ha salutato scodinzolando gioioso. Invece ha fatto delle storie per Maxi. Prima gli ha annusato la caviglia per almeno cinque minuti mettendosi a ringhiare se il poveretto batteva ciglio, in seguito non lo ha perso d’occhio osservandolo come se fosse venuto per rubare l’oro di Frau Gerda. A ogni suo movimento Poldo sollevava le gengive e roteava gli occhi finché Frau Gerda non mi ha fatto cenno di seguirla in cucina. Là mi ha dato la brioche che aveva preventivamente comprato al bar dove siamo habitué. L’ho allungata al cane che l’ha divorata a grossi bocconi. Poi Poldo è tornato da Maxi e gli ha morsicchiato dolcemente il pollice per far capire che erano cessate le ostilità.
Nemmeno due minuti dopo si è verificata una complicazione.
Frau Gerda aveva preparato alcuni stuzzichini come aperitivo, ma adesso era Maxi a roteare gli occhi. Ovviamente in un tramezzino si nascondeva un ingrediente al quale era allergico. E’ diventato prima bianco, poi giallo, poi verdastro tossendo da far tremare i muri. Poldo ha ricominciato a sollevare le gengive scambiando il malessere di Maxi con una crisi di aggressività verso la sua padrona. Ora ringhiava come un lupo con tutto il pelo ritto sulla schiena. Ha smesso solo dopo che Maxi di colpo è stato di nuovo bene e Frau Gerda ha dato a Poldo tutti i tramezzini che sospettavamo contenessero il presunto allergizzante, ossia la salsa verde.
Mentre stavamo valutando quando ordinare le pizze, cominciando a scegliere ognuno la farcitura preferita, il compagno di Frau Gerda ha iniziato a montare la parabola, ovvero il ricevitore sate come lo ha definito, salendo ad un certo punto sui tetti. Noi abbiamo discusso di pizze.
Maxi prima voleva una 4 stagioni, poi una ai 4 formaggi. Infine ha cambiato idea e ha optato per una Fumé, ricordandosi un attimo dopo che non digeriva lo speck. E’ giunto alla conclusione che doveva essere una Procida: mozzarella, prosciutto crudo e rucola. Frau Gerda invece ha fatto in un attimo: per lei una Margherita, per Gianni ai funghi, e io ho privilegiato come sempre la Siciliana.
In attesa del ritorno di Gianni dai tetti, Maxi e io abbiamo accettato un secondo aperitivo. A un tratto Frau Gerda ha lanciato un grido: "Gianni è sicuramente cascato dal tetto!"
Siamo corsi sul terrazzo e lei si è sporta così pericolosamente dalla balaustra per accertarsi che non giacesse sfracellato sotto, che per poco non è precipitata lei! L’abbiamo trattenuta in tre, Poldo si è accanito su un lembo del suo vestito causando un grande strappo. Non avendo visto Gianni sfracellato, Frau Gerda si è tranquillizzata ed è andata a cambiarsi. Ha scelto un abitino fresco con stampate sopra enormi fette di anguria di un profondo colore rosso.
"Io amo il rosso", ha detto."Secondo gli antichi è il simbolo del potere, delle sue ambizioni, ed è il colore dell’amore e della passione."
"Ma evoca anche il sangue e la violenza", ha obiettato Maxi.
Lei ha annuito e per un momento è diventata pensosa.
"Hai ragione. con tutto quello che attualmente succede nel mondo." Poi ha battuto le mani e ha proposto: "Su, ordiniamo le pizze!"
Detto fatto è sparita da qualche parte e si è ripresentata con un cestino in mano e una lunga corda (che in realtà erano sei guinzagli di Poldo attaccati uno all’altro). I guinzagli hanno elettrizzato il cane che è volato come un siluro verso la porta sperando che si andasse a spasso.
In seguito siamo usciti e Frau Gerda ha cominciato a fischiare come un allegro marinaio e ad agitare le braccia verso la pizzeria che si trovava dabbasso proprio sotto il suo terrazzo. Ha anche aggiunto dei versetti tipo:
"Ehihò! Uiééé!" E un perfetto hallooooalla tedesca.
Solo al "halloooo", Stefano, uno dei camerieri, si è accorto dei suoi richiami facendo un gesto interrogativo con la mano. Lei ha risposto alzando 4 dita e ha calato giù la cesta con dentro il biglietto di come volevamo le pizze. Stefano ha fatto capire che, quando le pizze sarebbero state pronte, avrebbe fatto un fischio. Sapeva fischiare così bene che quasi quasi lo si sentiva fino a San Luca.
Nel frattempo era tornato Gianni, per fortuna non era caduto dal tetto. Ha continuato a darsi da fare per collegare la parabola al ricevitore sate. Il fischio acuto di Stefano ci ha infine avvertiti che erano disponibili le pizze. Frau Gerda le ha issate su col cestino ed erano belle fumanti per essere servite in tavola! Come per miracolo in quel momento Gianni è riuscito a sintonizzarsi su un canale inglese.
C’era una trasmissione orribile dove delle giovani donne mangiavano grilli e coleotteri (o qualcosa del genere), vivi! Inoltre le ospiti si lanciavano a fare ciò che si dovrebbe osare solo fra le proprie mura domestiche.
Probabilmente in palio c’era un bel po’ di soldi.
A un tratto Frau Gerda è diventata rossa in viso, proprio di un rosso passionale, e ha esclamato, cattiva come non l’avevamo mai vista: "Ma guardate queste, che schifo! E l’Italia dovrebbe prendere esempio da loro? Il Financial Times."
Ha cominciato a ripetere come un disco: "Il Financial. il financial." Per interromperla le abbiamo dato due dita di vino.
Qual era la protesta di Frau Gerda? Lo spiego in poche parole.
Giorni addietro l’autorevole quotidiano inglese aveva dedicato una copertina del suo inserto culturale alla presunta nuda ambizione delle donne italiane.
Insomma, l’unica aspirazione delle nostre giovani sarebbe quella di diventare velina o di lavorare come showgirl, ballerina, valletta di quiz a premi o presentatrice in tivù. Il giornalista si chiedeva se davvero le italiane ritenessero accettabile vendere quiz in prima serata stimolando i genitali maschi invece del loro cervello?
Frau Gerda, che aveva ripreso fiato, ha ricominciato ad agitarsi: "Quelli. quegli inglesi. dovrebbero prima guardare in casa loro! La vedo io la loro televisione dalla mia amica Clotilde! Trasmettono roba oscena! E le loro donne? Ossute o gonfie di birra! Cosa c’è di male mostrare i corpi perfetti delle ragazze italiane alla televisione? Mica sono nude! Io penso che."
A quel punto Gianni le ha ricordato: "Le pizze, Gerda!"
Grazie al cielo la sua foga si è placata.
Naturalmente il discorso avrebbe potuto essere maggiormente approfondito, c’era anche l’altra faccia della medaglia. Perché, senza fare di ogni erba un fascio, un pizzico di quanto aveva sostenuto il giornalista inglese non era del tutto campato in aria.
L’altro giorno Maxi mi ha chiamato dal nostro bar dove siamo habitué e ha detto: “Qui c’è la tua amica Kleinpro… Kleinprink… “
“Kleinprunkbad”, ho detto.
“Lei è qui con Poldo che sembra ti reclami.”
“In che senso mi reclama?”
“Si vede che ha sentito addosso a me il tuo odore e ti reclama. Abbaia e fa saltelli. Frau Gerda dice che con te fa così perché tu gli compri sempre le crescentine. Io gli ho preso un gelato ma non l’ha voluto. Mi ha guardato storto. Frau Kleinprink dice…”
“Kleinprunkbad”, ho ripetuto. “Cosa dice Frau Gerda?”
“Chiede se scendi.”
“Okay.” Sono sceso.
Appena Poldo mi ha visto si è messo a saltare, gli ho comprato una brioche salata e mi ha fatto le feste. E’ stato anche il motivo per il quale in seguito ci ha permesso di parlare.
C’era stata una discussione tra Frau Gerda, Maxi e un ragazzo che conosciamo e che si chiama Giorgio. Il diverbio era nato così: Maxi aveva raccontato che la famiglia di nostri comuni amici era molto addolorata per la morte del loro micio, e quel Giorgio aveva risposto, indignato: “Ma quante storie, era solo un gatto!” Per via di quella frase tra Maxi, Frau Gerda e appunto Giorgio era nata una disputa alla quale alla fine mi sono unito.
Era solo un gatto?
Direi piuttosto che era un essere vivente con la sua sensibilità e la capacità di dare amore. E’ vissuto per ventun anni in seno a una famiglia, che è un quarto di vita di tutti noi, ammesso che ci vada bene.
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Mao, così si chiamava, era un gattino quando è nata la primogenita, e un maestoso gattone quando un anno dopo è venuto al mondo il figlio.
Era un animale molto intelligente, discreto, educato e affettuoso. Aveva fatto innamorare di sé tutta la famiglia, non ultimo per la sua irresistibile prepotenza di autoproclamarsi padrone di casa. Erano sue tutte le poltrone compresi gli schienali che si sentiva in diritto di ridurre a brandelli con l’abitudine di rifarsi proprio lì le unghie. Anche i letti erano suoi, lui dormiva a turno sul fondo del letto di tutti i membri della famiglia.
Era anche incredibilmente furbo e aveva imparato ad aprire il frigorifero. Una notte vi aveva tranquillamente sottratto mezzo pollo arrosto e lo aveva mangiato come spuntino lasciando solo le ossa. Avevano dovuto far applicare un dispositivo speciale per evitare che la cosa si ripetesse. Spesso Mao voleva stare per i fatti suoi, ma sentiva quando uno della famiglia era triste. Allora si accoccolava vicino a lui, o lei, e ronfava forte in segno di solidarietà. Ogni volta che qualcuno rincasava Mao era lì ad espettarlo vicino all’uscio con un lungo miaooo! di benvenuto.
Mao era un compagno, un consolatore, un amico – insomma – era un amatissimo convivente!
Si è ammalato gravemente da un giorno all’altro, aveva forti dolori. Ma si conteneva per non disturbare gli altri. Si lamentava piano e poi alzava gli occhi quasi chiedendo scusa.
E’ morto in braccio alla figlia, e un attimo prima di andarsene le ha leccato affettuosamente la guancia come se avesse voluto farle l’ultima carezza.
Alla fine di agosto ci siamo rivisti al nostro bar dove siamo habitué, gli amici dovevano raccontarci delle loro “vacanze sublimi”! Non c’erano ancora molti clienti, si stava tranquilli.
Per primi sono arrivati Frau Gerda Kleinprunkbad e il solito Poldo, dopo cinque minuti ci ha raggiunto Gianni, il compagno di Gerda. Erano tutti e tre un po’ agitati e – infortunati!
Frau Gerda aveva una fascia al polso sinistro, Gianni accusava due dita fratturate e perfino Poldo aveva una cosa elastica attorno alla zampa destra anteriore.
“Ma cos’è successo?”, Maxi e io abbiamo chiesto in coro.
Frau Gerda non voleva parlare prima di aver ricevuto la sua coppa di champagne. Gianni ha chiesto una birra media, Maxi e io succhi di frutta ghiacciati.
Frau Gerda ha iniziato con un velo di ironia: “Gianni doveva portarmi in vacanza ai Caraibi e poi ci siamo trovati all’Elba. Lui fa sempre grandi promesse, poi si finisce in piccolo. Una volta aveva deciso di condurmi in Madagascar, poi mi sono vista in una pensioncina a Zocca.”
“Zocca è bellissima”, ha obiettato Maxi in buona fede.
“Si!”, ha esclamato lei, “ma non è il Madagascar!” Non aveva tutti i torti.
A quel punto Poldo ha fatto il saltello ed è cominciato lo show. A ogni parola che pronunciava Gianni, abbaiava tre volte. Era il segnale. L’ho accompagnato al banco e ho chiesto una crescentina salata, di solito è la sua preferita. Ma questa volta non gli andava bene. Mi ha guardato storto. Allora, un po’ per dispetto, ho scelto a casaccio un tramezzino al salame e cetrioli sottaceto e lui…lo ha gradito con un gran sventolio di coda. Anche i gusti dei cani cambiano, a quanto pare.
Finalmente Gianni ha potuto sfogarsi: “Ho capito che Gerda è una grande civetta!”
“Non è vero!”, ha esclamato lei, ha vuotato la coppa e ne voleva subito un’altra.
“Perché civetta?”, ho chiesto io.
“All’Elba siamo sempre andati su una spiaggia libera”, lui ha raccontato, “dove c’erano delle rocce dalle quali si buttava la gente. Insomma, facevano i tuffi. E c’era un tipo, uno di circa trent’anni o giù di lì, che effettivamente faceva dei tuffi spettacolari. E sapete cosa faceva Gerda?”
“Non è vero!”, lei ha messo le mani avanti.
“Si che è vero!”, ha ribadito lui. “Lei si piazzava sullo scoglio per vedere da vicino tutti i bei muscoletti del fusto mentre si tuffava. Lei non voleva più muoversi da quello scoglio finché una mattina non è scivolata giù in acqua. Allora mi sono gettato per salvarla. Ma prima di finire in acqua ho battuto la mano su un pezzo di scoglio che sporgeva fratturandomi due dita.”
“Dici sempre che sei agile come un giunco”, Frau Gerda lo canzonò. “E invece ti sei gettato dallo scoglio come un elefante ubriaco del Borneo!”
“Ingrata”, ha detto Gianni. “Quando alla fine la tirai fuori dall’acqua ci accorgemmo che si era storta un polso.”
“Dici bugie!”, di nuovo Frau Gerda ha negato l’evidenza come una bambina cocciuta. Si vergognava.
“Il fatto è che si è buttato anche Poldo per salvare me e Gerda”, ha concluso Gianni. “Ma quando è tornato a galla, la fidanzata del tuffatore che Gerda ammirava come un allocco gli ha dato una bastonata sul muso gridando: toh, così la nonna impara a non rifarsi gli occhi sul mio uomo!”
“Di che nonna parlava?”, ha chiesto Maxi, innocente.
“Di Gerda”, ha risposto Gianni, truce.
“Ma se ho solo quarantotto anni!”, ha protestato Frau Gerda, offesa, e si è fatta portare la terza coppa di champagne. Poi ha alzato il bicchiere e ha detto: “Brindo alle prossime vacanze natalizie, Gianni ha promesso che partiremo per la Danimarca.”
E, dandogli un colpetto sul braccio, ha concluso: “Ma poi mi troverò in una pensioncina a San Lazzaro di Savena.”
Poldo mi ha guardato in un certo modo.
“Vuole un bis”, ha detto Frau Gerda.
“Non so perché tocca sempre a me”, ho detto. “Fra poco mi costerà uno stipendio e non è nemmeno il mio cane!”
Tutti a ridere, perfino Poldo che ha emesso strani guaiti come se fossero risate di una strega canina.
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